Un Mala per tutti i praticanti che lo desiderano
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Il Mala, origini e struttura

L’uso di collane di perle o semi durante le pratiche religiose e spirituali è sostanzialmente antico quanto l’umanità. In molte religioni e filosofie se ne trova traccia ma l’uso di questi strumenti è ancora più antico delle religioni, a testimonianza di come abbia sempre avuto un significato strumentale alla pratica stessa.

Nel caso del Mala, l’origine è intorno all’8° secolo a.C., quindi ben antecedente al Buddhismo, anche a quello Tibetano, e risalente in buona sostanza alle origini dell’induismo.

Nell’induismo il Mala è indicato a volte con il nome di Japamala, ma anche nelle altre religioni e forme di spiritualità in cui è usato ha i suoi proprio nomi.

Così, ad esempio, nella religione islamica viene chiamato “Misbaha” o “Tesbih“, mentre in quella cattolica sappiamo essere chiamato “Rosario“.

Il Mala tipico dell’induismo e, nella fattispecie di quelli da me prodotti, di tutta la parte spirituale Tibetana, è composto da 108 perle di vari materiali, più una centrale, detta “Guru” o “Bindu“, che è quella che regge il classico fiocco o la sua controparte “bifida”, composta cioè da un doppio nodo particolare alla sommità di due corrispondenti cavi o serie di perle più piccole.

Contatori supplementari. Ogni “microperla” rappresenta un giro completo di Mala

Il Mala può essere diviso in 4 sezioni da 27 perle ognuna, e presentare a volte, in corrispondenza degli inserti ai quarti o in altri punti, delle serie di perle molto più piccole, come tipicamente presentano i Mala di origine Tantrica. Queste serie di perle sono sostanzialmente dei contatori: ad ogni perla corrisponde un intero giro di Mala per una determinata tecnica. Se i contatori sono due (abbastanza tipico), allora ogni perla del secondo contatore implica un ciclo completo del primo contatore. Per essere chiari: se un mala da 108 grani presenta due contatori da 10 perle ognuno, allora ad ogni perla del secondo contatore corrispondono 10 giri di mala (1080 esecuzioni). Alla fine delle perle del secondo contatore avremo quindi 10 x 10 x 108 = 10.800 esecuzioni.

Esistono ovviamente anche Mala senza contatori e senza inserti. Diciamo che la funzione di queste aggiunte è sicuramente tecnica, dato che consente un maggior controllo sul numero di ripetizioni di una tecnica, Mantra o Pranayama, ma anche estetica, oltre che simbolica (per quest’ultima parte vi rimando al corrispondente articolo dedicato).

E’ importante sapere che il simbolismo di un Mala ha un valore altamente spirituale e non si riferisce affatto al consueto significato di simbolismo come conosciuto in occidente, ovvero non ha il compito di trasmettere un significato all’esterno, quanto di trasmetterlo all’interno del Mala stesso e quindi, in buona sostanza, al praticante che lo usa. In altro parole si tratta di proprietà oggettive più che di significati simbolici.

Le perle possono essere dei materiali più vari: dal classico legno di sandalo ai semi dell’albero della Bodhi (sotto cui la storia vuole che si sia illuminato il Buddha), dalle ossa animali a quelle umane, alle pietre di vari materiali, sia organici che non, come metalli, pietre dure, corallo, lava etc. etc.

L’uso di diversi materiali viene da molti legato alle proprietà della singola pietra. Per quanto attiene i Mala da me prodotti, si tratta della risonanza con chi lo userà. Anche se le qualità vibratorie di un materiale specifico hanno la loro valenza oggettiva, infatti, nulla vale quanto ciò che viene impresso al Mala da chi lo usa. Inoltre, la qualità del Mala nel suo insieme,è composta si da quella di base dovuta al materiale componente, ma anche da quella qualità globale che ogni Mala acquista una volta completato.

La struttura di un Mala lo porta nel tempo a diventare quasi un essere vivente, a volte semisenziente, comunque sempre uno strumento che non stenterei a definire “magico“.

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